LACLAYE reinventa l'apertura della bottiglia di champagne
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L'INSTANT CHAMPAGNE
Con il suo gioiello da tavola recuperato da un'epoca scomparsa, Laclaye permette ai sommelier e agli amatori di mettere in scena lo champagne a tavola come mai era stato fatto prima. E questo grazie a una nonna che non ha mai smesso di aprire da sola le proprie bottiglie.
Laclaye è la storia di un attrezzo da lavoro diventato un gioiello da tavola. È anche la storia di una nonna centenaria, una donna forte e indipendente, che ha a lungo aperto le sue bottiglie di champagne da sola con l'attrezzo in questione. Ed è la storia di un rituale che mancava allo champagne e di cui i sommelier sono pronti ad appropriarsi. È tutto questo, ed è anche un pezzo di metallo il cui utilizzo è scomparso nel fondo delle cantine dello Champagne con la diffusione della capsula di tiraggio, una cinquantina di anni fa. Vi spieghiamo tutto.
Un gioiello da tavola
Il gioiello da tavola è la «claye», un oggetto di metallo proposto in diversi formati (dalla dimensione di una carta di credito al modello «classico», simile all'attrezzo degli anni '30) e in diversi materiali (tra cui acciaio damascato, tartaruga e, persino, un rivetto della Torre Eiffel, numerato e autenticato), con custodie in pelle cucite a mano da artigiani, alcuni dei quali champenois. Un lavoro su misura per questo oggetto che permette di aprire una bottiglia di champagne senza sforzo... e senza rischi: dopotutto, in un flacone ci sono sei bar di pressione, almeno il doppio rispetto a uno pneumatico d'auto.
Una nonna
La nonna si chiama Raymonde ed è stata sua nipote, Anne-Sophie Le Poder, a chiederle un giorno cosa fosse quell'attrezzo che ha sempre visto e con il quale la nonna apriva le sue bottiglie di champagne. Raymonde glielo regala, spiegandole che d'ora in poi sarà lei ad aprirle le bottiglie. L'attrezzo non è nuovo, tutt'altro, ma non se ne parla di lasciare la nonna senza il suo strumento: Anne-Sophie si mette alla ricerca di un sostituto, ma si accorge subito che gli unici che riesce a trovare sono usati, nei mercatini dell'antiquariato o nei mercatini delle pulci. Molto presto, bisogna arrendersi all'evidenza: non ne producono più...
Una capsula
E se non viene più prodotto è semplicemente perché si tratta di un attrezzo di un altro tempo, che serviva ai cantinieri per degorgiare le bottiglie sotto tappo di sughero, quando la capsula non esisteva. Una pratica che era generale fino agli anni '60, con la democratizzazione della capsula di tiraggio che ha permesso la comparsa delle catene di degorgiamento automatico... Meno poetico, è vero, ma questa capsula ha permesso di moltiplicare la frequenza di lavoro per cinque o sei. Si dice che sia l'uso a creare l'attrezzo. Qui, è la scomparsa dell'uso a far cadere l'attrezzo nel dimenticatoio.
Un rituale di servizio
Solo che Raymonde, appunto, non lo usa per degorgiare le bottiglie ma, più semplicemente, per stapparle. Ha trasformato l'attrezzo da lavoro in uno strumento pratico. L'intuizione di Anne-Sophie Le Poder è quella di trasformare questo gesto quotidiano in un vero e proprio rituale. «La bottiglia di champagne era l'unica a non avere un rituale di servizio e a non essere appoggiata sul tavolo nel momento della sua apertura», spiega. La claye, appunto, lo permetterà. I sommelier si lanciano nell'avventura, richiedono masterclass, creano una prova specifica per i loro concorsi. Fabrice Sommier, il presidente dell'Union de la sommellerie française, proclama addirittura in un manifesto: «È tempo di rendere l'apertura di una bottiglia di champagne un atto elegante, offrendole un rituale di servizio che la celebri in tutta la sua nobiltà».




